Pittura…

Campagna toscana - Antonio Autunno, olio su tela

E’ da un po’ che ho di nuovo una gran voglia di dipingere.
Qualche mese fa, prima della nascita di Filippo ho dipinto l’ultimo quadro, dopo mesi di inattività artistica.
Ieri ho ritrovato casualmente una foto digitale di questo quadro e la posto. E’ la classica campagna toscana; c’è da dire che era molto tempo che non prendevo i pennelli in mano quando l’ho dipinto, quindi siate buoni se doveste lasciare commenti; insomma… criticate con grazia! :-)
La tecnica è ad olio su tela senza diluizione dei colori, e senza alcun disegno preparatorio nè alcun disegno sulla tela; direttamente a pennello, insomma. Tecnica molto veloce e istintiva. Asciugatura molto lunga dovuta anche allo spessore della pittura che, non diluita si stende meno.
Le dimensioni sono quelle di una quadro piccolo, un 45×35, se la memoria non mi tradisce. L’idea del soggetto è venuta da una fotografia ma poi alla fine ho modificato molto il paesaggio per esigenze grafiche; daltronde un quadro non deve essere una fotografia della realtà ma una sua interpretazione.

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Dalla terra di Lucania…

Terra lucana
Nonostante io sia a Firenze da anni non dimentico la terra da cui provengo e non chiudo gli occhi davanti ai suoi problemi. Spero di offrire un minimo contributo alla divulgazione di concetti e idee che possano cambiare lo stato delle cose in Lucania.
Questo post lo dedico ad un semplice link.
Il link ad un articolo che parla della Lucania da un punto di vista che mi sta a cuore: quello di un giovane che ha idee, che testardamente si oppone ai mulini a vento della politica marcia e inconcludente, mangiona, che da ormai molto tempo deprime la Lucania e le impedisce di avere un tipo di sviluppo legato anche ad un settore che dovrebbe essere la principale fonte di reddito per una regione bella e culturalmente interessante come la Lucania: il turismo.
Quello sviluppo turistico mancato che incredibilmente non trova appoggio neanche nell’ Ateneo Lucano che, distratto da “altri interessi” maggiormente legati al potere politico ed economico, si interessa a tutto tranne che alle risorse che potrebbero assicurare un futuro certo allo sviluppo economico della regione.
Come dire… meglio il petrolio per poche tasche intrallazzate che lo sviluppo di attività turistiche con conseguente lavoro per molti.
L’ottimo articolo potete leggerlo qui: http://www.nazioneindiana.com/2008/04/22/ritratto-lucano

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Lo “zonzopedalicchiare” che mi piace…

Melfi - estate 2007 in bici

Zonzopedalicchiare.
Il vocabolo zonzopedalicchiare l’ho coniato oggi perchè questo pazzo mondo ha bisogno di schemi e gli schemi esistenti a quanto pare non contemplano il mio personale concetto di utilizzo della bici; mountain bike o bici da corsa che sia.
Il concetto fondante di chi, come me, zonzopedalicchia, è la tranquillità godereccia,
l’evitare accuratamente le situazioni che affaticano, mentalmente più che fisicamente, perchè la bici non è un mestiere o un dovere ma solo ed esclusivamente un piacere.
L’idea di buttarmi giù per un sentiero pericoloso mi stressa; il pensiero di dover passare ore e ore nel fango non mi diverte affatto, l’idea di fare un percorso tecnico mi affascina pochissimo perchè di fatto non me lo godo.
Invece zonzopedalicchiare è andare in bici per campagne, come facevo da ragazzino a Melfi, tra sterrati semplici o asfalto, salite umane e discese senza grosse pretese usate per lo più per rientrare.
Allora i percorsi erano limitati da una bici scarsissima, di quelle con telaio in acciaio pesante e ruote da 28; non era una bici da corsa ma neanche una bici da sterrato. A guardarla bene non era neanche una bici da città. Aveva un manubrio stretto che rendeva difficile il controllo, un sellino di plastica dura e tre marce. Una sola corona. Roba difficile da portare su in salita, anche allora che pesavo 20 kg di meno.
E’ stata la mia scuola, la bici su cui ho imparato a fare escursioni a più ampio raggio.
Oggi ho tre bici; una da corsa che uso giusto per allenarmi, e due Mtb: una di livello più che abbondante per le capacità tecniche del sottoscritto e una, più vecchia, meno “performante” ma comunque ancora in ottime condizioni che porto dietro se scendo nelle mie terre di origine.
Ho zonzopedalicchiato tanto in passato e zonzopedalicchio abbastanza anche ora chiaramente con differenze nella scelta dei percorsi che allora erano quasi solo su asfalto.
Il mio zonzopedalicchiare è piuttosto criticato nell’ambiente schematico degli appassionati praticanti di sport pedalatori; ho scoperto negli ultimi tempi di essere un po’ un “bastardo” della bicicletta.
Non sono un bitumaro perchè non faccio abitualmente(tranne rarissime eccezioni) quei giri con chilometraggi a tre zeri che paiono essere tipici del bitumaro; oltretutto sopporto poco l’andare in bici a ritmo continuo senza fermarmi o addirittura simulando la gara come fanno tutti i bitumari, costretti in grupponi fitti, con le ruote e i gomiti che si sfiorano.
Non sono neanche un cicloturista perchè i cicloturisti sono generalmente persone che fanno viaggi a tappe con bicicletta cariche di bagagli, sacchi a pelo e tutto l’occorrente per un viaggio più o meno avventuroso, anche se per certi aspetti questa classe di ciclisti è forse quella più vicina al mio zonzopedalicchiare.
D’altro canto scopro ultimamente che non sono neanche un cazzuto e cinghialoso biker perchè a quanto pare un vero biker ama il fango, ama la discesa a rotta di collo e ama smerdarsi, graffiarsi, rischiare spavaldamente l’osso del collo… insomma non sono io!
Allora cosa sono?
Accidenti… il problema fino ad oggi rischiava quasi di togliermi il sonno e privarmi della mia innata felicità pedalatoria visto che non esisteva una definizione per il mio modo di andare in bici.
Drammatico! Si sa, al mondo se non hai una definizione non esisti, se non sei nei limiti di uno schema preciso non esisti.
Questo implica molte cose tra le quali il mancato riconoscimento da parte dell’ambiente della possibilità di divertirsi; già, a quanto pare io in bici non mi posso davvero divertire perchè non è concepibile se non fai percorsi da vero bitumaro o da vero biker; (metto da parte i cicloturisti perchè per loro è viaggiare, non divertirsi).
Riflettendo mi sono detto: diamine!
Ma come? A me pare proprio di divertirmi assai, quando pedalo anche se pedalo nel giardinetto di casa!
Ma come? Solo perchè non rientro in alcun schema ciclistico il mio non è vero divertimento?
E no! Non ci sto! Sento il dovere di non starci!
Smuovo i neuroni e miracolosamente ecco il nuovo rivoluzionario schema/vocabolo, fresco di creazione che salverà dalla solitudine ciclistica moltitudini di ex-bitumari, ex-biker, reietti della bicicletta e bastardi del pedale ai quali viene negato abitualmente il diritto di dichiararsi contenti e felici del proprio modo di pedalare:

Zonzopedalicchiatore (da “zonzopedalicchiare”): dicesi zonzopedalicchiatore un particolare tipo di appassionato della bici che giracchia tranquillo su percorsi di medio-facile difficoltà; generalmente va in giro solitario, a volte si unisce a qualche pari grado ma non raramente lo si incontra quasi spaesato in gruppi assatanati di bikers doc o bitumari incalliti che, presi da overdose di testosterone, ne fanno la vittima inconsapevole di tremendi percorsi per veri uomini :-) . Lo zonzopedalicchiatore è spesso di indole gentile e mite, portato alla pace e alla tranquillità, ai bei paesaggi raggiunti con fatica umana, prudenza e senza eccessi; non ha interesse a compiere imprese storiche o epiche pedalate ma preferisce andare su percorsi tranquilli sui quali ha accuratamente preso informazioni riguardanti il fondo, il percorso, il dislivello… A volte sperimenta percorsi sconosciuti ma sempre lasciandosi un ampio margine di tempo per rientrare in caso di errore; ne consegue che i suoi esperimenti sono spesso piccole divagazioni da giri ben conosciuti. Lento ma inesorabile nell’esplorazione, lo zonzopedalicchiatore è una persona intimamente felice che non sente il bisogno di dimostrare nulla a nessuno; lui pedala tranquillo sulle sue strade altrettanto tranquille, non schifa l’asfalto anche se è in mtb e evita il fango come la peste perchè è spesso pigro e prova tedio a lavare la bici.
Se esce con la bici da corsa raggiunge velocità massime scarsissime che sconvolgono le menti di qualunque bitumaro doc.
Le sue capacità tecniche sono nella media dei pedalatori non professionisti nè amatoriali, ma il suo istinto di autoconservazione è molto oltre la norma; per lui l’importante è tornare integro a casa e mettere le gambe sotto il tavolo per sbafare felicemente la sua lasagna in felice compagnia di eventuale moglie e eventuali figli dopo i suoi sudati chilometri.
Poco gli importa se tutti ridono quando lui mette il piede a terra o scansa la pozza; lui va avanti per la sua strada come un nobile d’altri tempi, indipendente ed elegante nel suo innato e smisurato aplomb anche quando posa il piede tacchettato sul terreno.
E intimamente sorride quando sente gli sfottò degli altri o i racconti epici del biker-cinghiale di turno.
Sorride, inforca la sua bici e continua ad andare felice per le sue strade.
Perchè lui non è un semplice bitumaro, non è un semplice vero biker, non è un semplice cicloturista… è uno zonzopedalicchiatore.

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Intervallo…

Sentiero degli Dei

(Sentiero degli Dei - Zona Nord di Firenze)

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Ed eccoci qua…

Il dado è tratto. Ragioniamo un po’…
Credo che nessuno potesse prevedere davvero i risultati che ci sono stati; non tanto quelli dei due partiti principali, PD e PDL, quanto il resto del panorama.
Personalmente, pur sperando in una vittoria di Veltroni, non mi sono meravigliato della sua sconfitta. Credo che il risultato del PD sia un po’ il massimo che si potesse ottenere dopo la caduta del governo Prodi e tutti i cambiamenti che ci sono stati nel centro-sinistra, ed è sicuramente un buon punto di partenza per un discorso a lungo termine.
Allo stesso modo non mi meraviglia il risultato del Pdl che era prevedibile per gli stessi motivi.
Quello che sorprende e cambia tutto nelle conseguenze delle elezioni è la crescita spropositata della lega e l’annullamento delle sinistre.
La crescita della lega, con il senno di poi, poteva essere prevedibile, anche se non in queste percentuali, in quelle regioni del nord dove la gente è stanca della solita politica; Prodi, il malcontento generale e la crisi economica non potevano che produrre una reazione dura, spostando i voti in una forza politica che ha da sempre raccolto i classici consensi “di pancia”.
Sulla sinistra il discorso è più complesso; se mi aspettavo un calo non mi aspettavo di certo la scomparsa totale della sinistra radicale.
Qualcuno a sinistra ha dichiarato che Veltroni ha distrutto le sinistre; per quanto mi riguarda non lo penso. L’unica responsabilità nella caduta della sinistra italiana sta nella sinistra stessa.
La politica della sinistra radicale ormai da tempo puzzava di naftalina, purtroppo.
Si appoggiava su vecchi linguaggi, su vecchi slogan, su vecchie idee, su vecchi concetti.
Cavalcava ciecamente la protesta di piazza più scontata e improduttiva, fine a se stessa, non accorgendosi che i problemi delle classi deboli non si possono combattere trattando proprietà privata, imprese e imprenditori come nemici da combattere; la sinistra radicale sposava un vecchio concetto: combattere la ricchezza.
In realtà l’idea del futuro non è combattere ma diffondere la ricchezza.
E su questi aspetti che è caduta la sinistra, non certo per la presenza di Veltroni.
Ora si raccolgono i cocci; c’è da rifondare una sinistra con spirito costruttivo, che abbandoni davvero i vecchi clichè, che sia di ispirazione europea, che sia in grado di governare e non solo di “opporsi”, che abbandoni definitivamente quelle frange della società che vivono di “no”, di centri sociali, di utopie irrealizzabili, e che sia in grado di risolvere i problemi delle classi deboli dialogando costruttivamente con il mondo dell’impresa. Una sinistra che si ricolleghi al progetto di Veltroni in modo da creare una forza unica e solida.

Al termine di questa piccola quanto personale analisi mi rimangono alcuni dubbi:

- Cosa succederà ora che Berlusconi ha davvero in mano l’Italia? E’ sicuramente in grado di governare stabilmente ma dovrà fare i conti con la Lega che si è rafforzata e che pretenderà con forza ciò che chiede da tanto. Conseguenze? …

- Berlusconi sarà un definitivo disastro per l’Italia? O ci sbagliavamo e sarà in grado di attuare politiche serie volte a risolvere i problemi più urgenti anche di quelle classi che generalmente non sono rappresentate dal centro-destra?

- L’elettorato più radicale della sinistra non ha più rappresentanti; cosa faranno quei gruppi politici che già erano forze ai limiti della democrazia e che oggi non hanno più nessuno che possa anche solo lontanamente rappresentarli in parlamento? Minoranze, sicuramente, ma ricordo che negli anni ‘70 alcune minoranze hanno messo a ferro e fuoco questo paese…

Stiamo a guardare… ; di sicuro c’è che all’Italiano medio Berlusconi piace, quindi qualunque disastro questi dovesse provocare è pienamente meritato, almeno da coloro che lo hanno votato.

E io, come già detto, non sono fra questi.

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Assurdità “elettorali”…

In attesa dei risultati rifletto su qualche aspetto grottesco quanto assurdo riguardante le elezioni.

1) Il cellulare con fotocamera:
Entro nel mio seggio e mi viene fatta questa richiesta: “Ha con se un cellulare con fotocamera o un apparecchio fotografico?”
In piena onestà rispondo che sì, ce l’ho. Per semplificare le cose lo lascio a mia moglie che ha già votato, tanto per evitare la compilazione di altre cartacce. Entro, voto, esco. Rifletto: ma a cosa serve? Io sono onesto e alla richiesta ho risposto sì; ma se io fossi stato un imbroglione che voleva fotografare o riprendere il proprio voto, cosa si aspettavano? Che l’imbroglione rispondesse sì? No, se io avessi avuto “cattive intenzioni” da buon disonesto avrei risposto no e poi avrei tranquillamente operato nel segreto per fare quello che volevo. Con i cellulari ultrapiatti che esistono non ci vuol nulla a nasconderlo.
Ergo, misura inutile che serve solo a far perdere tempo ai seggi. Chi è onesto lascia il cell ma comunque non farebbe nulla anche se lo portasse dentro; chi è disonesto dice che non ce l’ha e poi fa che vuole. Non mi risulta che nessuno stia lì a perquisire ogni elettore.
2) Le solite chiacchiere su come mettere il segno.
Capisco che non può essere accettato il segno messo nel mezzo di due caselle; idem per segnetti aggiunti in altre parti della scheda che potrebbero essere un segnale; ma se la croce è ben centrata sul simbolo scelto si può forse dire che è dubbio solo perchè magari tocca un altro quadratino?

Come sempre… roba da repubblica delle banane.

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GRULLO?

Meglio GRULLO che infinocchiato da un tappo!.

…Quindi confermo …e l’accendiamo (e stranamente non sento neanche il bisogno di turarmi il naso, questa volta)!!!

Partito Democratico - Veltroni Presidente

VOTO VELTRONI!

…Non regaliamo l’Italia al tappo!

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Sabato 29 marzo…

Dove ero? Ma in bici, naturalmente!
Giretto tranquillo in compagnia del grande MASTI (nella seconda foto); abbiamo seguito una traccia gps costruita a tavolino che rivelandosi corretta ci ha portati dal Galluzzo (zona Certosa a Firenze) fino ad un km da Impruneta tra stradelle sterrate e asfalto praticamente senza auto in giro. Poi di lì fino alla zona di Castel Ruggero attraverso una meravigliosa sterrata bianca e poi sempre via strada bianca fino ad Antella, alle porte di Firenze.
Bella giornata, ottimo giro, ottima compagnia e bei posti, come sempre quando si gira in Mtb.
Non poteva mancare una foto accanto al cartello dell’amata bevanda che si ricava dal succo d’uva del Chianti… ;-)
Antobike e la sua fida MTB nei pressi di Castel Ruggero.

MASTI e la sua fida MTB nei pressi di Castel Ruggero.

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Riflessi

Riflesso

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Ci’m d’ rap’

Cim' d' rap'

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