Il dado è tratto. Ragioniamo un po’…
Credo che nessuno potesse prevedere davvero i risultati che ci sono stati; non tanto quelli dei due partiti principali, PD e PDL, quanto il resto del panorama.
Personalmente, pur sperando in una vittoria di Veltroni, non mi sono meravigliato della sua sconfitta. Credo che il risultato del PD sia un po’ il massimo che si potesse ottenere dopo la caduta del governo Prodi e tutti i cambiamenti che ci sono stati nel centro-sinistra, ed è sicuramente un buon punto di partenza per un discorso a lungo termine.
Allo stesso modo non mi meraviglia il risultato del Pdl che era prevedibile per gli stessi motivi.
Quello che sorprende e cambia tutto nelle conseguenze delle elezioni è la crescita spropositata della lega e l’annullamento delle sinistre.
La crescita della lega, con il senno di poi, poteva essere prevedibile, anche se non in queste percentuali, in quelle regioni del nord dove la gente è stanca della solita politica; Prodi, il malcontento generale e la crisi economica non potevano che produrre una reazione dura, spostando i voti in una forza politica che ha da sempre raccolto i classici consensi “di pancia”.
Sulla sinistra il discorso è più complesso; se mi aspettavo un calo non mi aspettavo di certo la scomparsa totale della sinistra radicale.
Qualcuno a sinistra ha dichiarato che Veltroni ha distrutto le sinistre; per quanto mi riguarda non lo penso. L’unica responsabilità nella caduta della sinistra italiana sta nella sinistra stessa.
La politica della sinistra radicale ormai da tempo puzzava di naftalina, purtroppo.
Si appoggiava su vecchi linguaggi, su vecchi slogan, su vecchie idee, su vecchi concetti.
Cavalcava ciecamente la protesta di piazza più scontata e improduttiva, fine a se stessa, non accorgendosi che i problemi delle classi deboli non si possono combattere trattando proprietà privata, imprese e imprenditori come nemici da combattere; la sinistra radicale sposava un vecchio concetto: combattere la ricchezza.
In realtà l’idea del futuro non è combattere ma diffondere la ricchezza.
E su questi aspetti che è caduta la sinistra, non certo per la presenza di Veltroni.
Ora si raccolgono i cocci; c’è da rifondare una sinistra con spirito costruttivo, che abbandoni davvero i vecchi clichè, che sia di ispirazione europea, che sia in grado di governare e non solo di “opporsi”, che abbandoni definitivamente quelle frange della società che vivono di “no”, di centri sociali, di utopie irrealizzabili, e che sia in grado di risolvere i problemi delle classi deboli dialogando costruttivamente con il mondo dell’impresa. Una sinistra che si ricolleghi al progetto di Veltroni in modo da creare una forza unica e solida.
Al termine di questa piccola quanto personale analisi mi rimangono alcuni dubbi:
- Cosa succederà ora che Berlusconi ha davvero in mano l’Italia? E’ sicuramente in grado di governare stabilmente ma dovrà fare i conti con la Lega che si è rafforzata e che pretenderà con forza ciò che chiede da tanto. Conseguenze? …
- Berlusconi sarà un definitivo disastro per l’Italia? O ci sbagliavamo e sarà in grado di attuare politiche serie volte a risolvere i problemi più urgenti anche di quelle classi che generalmente non sono rappresentate dal centro-destra?
- L’elettorato più radicale della sinistra non ha più rappresentanti; cosa faranno quei gruppi politici che già erano forze ai limiti della democrazia e che oggi non hanno più nessuno che possa anche solo lontanamente rappresentarli in parlamento? Minoranze, sicuramente, ma ricordo che negli anni ‘70 alcune minoranze hanno messo a ferro e fuoco questo paese…
Stiamo a guardare… ; di sicuro c’è che all’Italiano medio Berlusconi piace, quindi qualunque disastro questi dovesse provocare è pienamente meritato, almeno da coloro che lo hanno votato.
E io, come già detto, non sono fra questi.